Domenica 9 maggio 1999 - L'Aquila

Assemblea dei Delegati

LINEE PROGRAMMATICHE DEL CLUB ALPINO ITALIANO

PREMESSA
Dopo la pubblicazione dell'editoriale, apparso su "La Rivista" di settembre-ottobre 98 e le riflessioni presentate durante le riunioni dei Convegni autunnali - aventi per oggetto la definizione delle Linee programmatiche del Club alpino italiano - numerosi contributi, in proposte ed idee, sono pervenuti alla Presidenza generale.
Da Consiglieri centrali, Presidenti di Convegno e di Delegazione, Presidenti di Sezione ed anche da parte di coloro che "costituiscono il Club alpino": i nostri soci. E' di conseguenza già un documento collegiale ma da considerarsi, al momento, comunque "aperto" che dovrà chiaramente essere definito con l'indispensabile pronunciamento del nostro Organo Sovrano: l'Assemblea dei delegati che terremo a L'Aquila.
In quella sede, dopo le opportune integrazioni, correzioni e approvazioni, scaturiranno le linee-guida da seguire "Insieme, per andare oltre".

OBIETTIVI PRIORITARI
Riccardo Cassin ha voluto lanciare un invito all'attuale Presidenza: "ricordatevi dei nostri giovani perché sono il nostro futuro e la nostra speranza".
Certo, i giovani, non solo perché prenderanno il nostro posto ma perché sono il tramite vitale che permetterà di perpetuare il nostro stupore per l'ambiente e l'alpinismo, il nostro modo di voler essere e la nostra cultura. Anche Chris Bonington, oggi Presidente di quell'Alpine Club che ha ispirato e suggerito a Quintino Sella la costituzione del Club alpino italiano, ha recentemente affermato: "Qual'è oggi il nostro ruolo? Quello che consegue dall'essere i portatori di una grande tradizione che continua. Dobbiamo educare e persuadere alla promozione della solidarietà, dell'umanità e del rispetto reciproco. Dobbiamo incoraggiare l'esplorazione, l'avventura, la frequentazione dei monti attraverso la ricerca, lo studio, la letteratura e l'arte. Dobbiamo cercare di contagiare chi condivide la nostra passione, trasferendo loro i nostri valori ed ideali".

A - LA FORMAZIONE
In forma embrionale, già dall'inizio del secolo, la formazione è stata perseguita prima dal Club alpino accademico, poi dalle nostre sezioni e (1937) dalla Commissione centrale di vigilanza e coordinamento delle scuole di alpinismo.
Oggi, la diversificazione e la specializzazione, maturate nel nostro Sodalizio, hanno portato ad operare in molteplici ambiti formativi con rari punti di contatto tra loro. Ma è altrettanto vero che i tempi appaiono maturi per rilanciare, in modo convinto, il progetto che dall'"uniformità didattica" porta all'Università della Montagna".
Università, intesa come sito e struttura, ove favorire, attraverso il dialogo e il confronto, il processo dell'interdisciplinarietà utilizzando il meglio delle nostre capacità, esperienze e delle conoscenze tecniche, scientifiche e culturali. Università in cui far confluire le potenzialità dei nostri Organi tecnici, del Servizio Scuola ma anche del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico, del Club alpino accademico e delle Guide alpine aderenti all'A.G.A.I.. Università nella quale potranno essere perfezionati i processi ed i contenuti della formazione destinata prima ai nostri docenti (istruttori, accompagnatori e titolati in genere) poi agli allievi partecipanti alle nostre attività. Università rivolta non solo all'addestramento ma soprattutto alla valorizzazione di quella cultura che potrà favorire la crescita di giovani e di uomini, portatori, al di là della tecnica, di sensibilità, di curiosità e di quei valori che appartengono alla datata e preziosa tradizione del Club alpino.
Da più parti si è inoltre auspicata l'intenzione di voler applicare i principi dell'interdisciplinarietà e della collaborazione trasversale anche tra gli Organi tecnici di convegno, delegazione e sezione.
Insomma, un rinnovato impegno nella ricerca di un equilibrio tra la salvaguardia della nostra antica identità e la giustificata apertura all'innovazione per il dovere morale di educare i giovani alla scuola della montagna, metafora della vita.
Allora, con maggiore serenità, potremo continuare a rivolgerci alle nuove leve del nostro Corpo sociale ma anche a quelle della scuola dell'obbligo rafforzando quei legami che abbiamo già individuato e sperimentato con il Ministero della Pubblica Istruzione e quello dell'Ambiente.
Anche le recenti approvazioni, da parte del Consiglio centrale, dei protocolli d'intesa e dei progetti del CAI per le scuole di ogni ordine e grado, da attuare con il concorso dei succitati Ministeri, ci dovranno impegnare nel consolidamento di questo nostro ruolo e nel potenziamento del "Servizio Scuola".

B - L'AMBIENTE
Un ambiente che merita un rinnovato slancio affinché il rapporto uomo?natura si concretizzi non tanto nell'utilizzo delle montagne in quanto palestre a cielo aperto ma sia la conseguenza di una forte sensibilità giocata con il desiderio di riscoprire, conoscere, studiare, valorizzare e salvaguardare. Dobbiamo parlare sempre più di montagna e territorio per impedire che la tecnica si trasformi in tecnicismo, alienante e fine a se stesso. La montagna è un valore in sé! La mancanza di una cultura vissuta "sulla montagna" si avverte chiaramente tra l'opinione pubblica.
Abbiamo spazi enormi per un ruolo invece, di consulenti qualificati, da proporre a livello regionale, nazionale ed europeo.
Anche la complessità e l'emergenza dei problemi ambientali, derivanti dai rischi connessi all'effetto moltiplicatore della tecnica e dei nuovi "universi artificiali" , richiede un ripensamento profondo da parte nostra per l'assolvimento dei compiti statutari.
Allora potremmo ricominciare da un riordino strutturale interno:
- un Organo tecnico centrale (TAM) con compiti di indirizzo ed orientamento (sulla base delle politiche approvate dalla nostra Assemblea e dal Consiglio centrale) e di coordinamento degli Organi tecnici periferici;
. la creazione di un "Osservatorio tecnico", nuova struttura a carattere permanente e professionale, presso la Sede centrale, quale supporto di aiuto delle azioni da intraprendere per iniziativa sia dell'Organo tecnico centrale (TAM), sia delle Delegazioni regionali del CAI;
- decentramento su scala regionale di funzioni ed azioni conferite agli Organi tecnici regionali adeguatamente ristrutturati.
E allora, in modo incisivo, potremo metterci a disposizione di quegli enti territoriali deputati dalle leggi al governo dell'ambiente: moltiplicando le convenzioni con i Parchi e i rapporti con l'Uncem, inserendoci nelle "consulte" previste dalla Legge-quadro sulla montagna già attuata in più regioni, allacciando nuovi rapporti in ambito europeo, nel contesto di progetti finalizzati.

C - LA CULTURA
Molte sono le voci che richiedono una conferma dell'attenzione da prestare in questo senso.
Molti sono i luoghi ove la cultura ha una casa. Case con l'aquila del CAI ed altre ove l'aquila è al fianco di altri alleati: la nostra Biblioteca Nazionale, la Cineteca, il gruppo "Terre Alte", il Cisdae ma anche il Museo della Montagna, il Filmfestival di Trento, il Midop di Sondrio. Potremmo continuare con un lungo elenco. Elenco di culle e di nicchie, di preziosa cultura, a volte troppo isolate tra loro e comunque meritevoli di maggior luce.
L'intento dichiarato vorrebbe favorire, con opportune intese:
- un più intenso dialogo con la Sede e l'Organizzazione centrale;
- l'individuazione di iniziative che contribuiscano ad accrescerne la visibilità;
- un più organico collegamento con le Delegazioni regionali allo scopo di facilitarne l'accesso da parte delle sezioni e del Corpo sociale in genere;
- l'inserimento in rete informatica per permettere la conoscenza globale di questo nostro patrimonio.
Il 2002 sarà, proclamato dall'ONU, Anno internazionale della montagna: anche la cultura deve avere una poltrona in prima fila.

D - L'IMMAGINE
E' un problema sentito da tempo. L'urgenza della necessaria soluzione ha trovato recente conferma: nell'immaginario di numerose autorità e giornalisti, presenti all'inaugurazione della nostra nuova Sede centrale , il CAI è altra cosa rispetto a ciò che effettivamente siamo. La nostra dimensione, il nostro ruolo e le funzioni che, anche per legge, ci appartengono impongono un impegno anche in questo campo. Impegno doveroso anche nei confronti della serietà prestata dal nostro volontariato.
Diversificate, di conseguenza, appaiono le azioni da intraprendere:
- istituzione di un ufficio, affidato ad un competente professionista, in grado di favorire la necessaria comunicazione e rapporti non solo con la stampa ma anche con i media in generale;
- promozione di apposite conferenze-stampa in occasione delle numerose e significative attività prodotte dai nostri Organi tecnici centrali;
- continuità della presenza CAI su "Qui Touring" e su eventuali altre riviste;
- predisposizione di apposite vídeo?cassette, attingendo e rimontando materiale della Cineteca, da offrire alle reti televisive che già hanno dichiarato interesse;
- realizzazione di una trasmissione televisiva periodica sulla montagna, dedicata a un vasto pubblico, per la diffusione su rete nazionale già disponibile;
- conferma del progetto di completamento di quell'Opera filmica, che vede comunque già in catalogo tre titoli, presentata anche da Rai-Tre;
- completamento ed aggiornamento costante del sito CAI su Internet, già avviato da tempo in modo sperimentale.

E - SERVIZI Al SOCI
Intendiamo richiamare la massima attenzione anche nei confronti di quelle iniziative definite in qualità di "ritorno ai soci":
- ulteriore razionalizzazione del settore pubblicazioni;
- revisione ed adeguamento, nelle garanzie e nei massimali, del pacchetto coperture assicurative;
- ultimazione e completamento delle strutture ricettive di montagna (Rifugio Quintino Sella - Centro polifunzionale Bruno Crepaz - Rifugio Regina Margherita) e della nuova Sede centrale;
- azione di supporto e di concorso per la manutenzione e gli interventi richiesti dalle strutture ricettive di montagna di proprietà delle sezioni;
- azioni di sostegno e di concorso per la migliore efficienza del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico;
- continuità di azione con altre associazioni, enti ed organismi per il perfezionamento di mirate alleanze.

F - IL CLUB ALPINO ITALIANO: CONFIGURAZIONE E STRUTTURA
La realtà, complessa ed estremamente dinamica, nella quale ci muoviamo richiede una grande flessibilità nell'interpretazione dei cambiamenti e capacità di adeguamento strutturale ed organizzativo. Adeguamento dettato dalle mutate situazioni sia interne che esterne al CAI. Saremo chiamati, attraverso il nostro Organo sovrano, quell'Assemblea dei delegati eletti dal soci e che i soci rappresenta, a determinare scelte che avranno profonda incidenza nel futuro della nostra Associazione.
CAI: Pubblico e Privato
La Presidenza generale, nel rispetto della mozione approvata a Mantova, ha con convinzione proseguito nei contatti con i rappresentanti del governo allo scopo di conservare la configurazione di Ente Pubblico con sostanziale semplificazione delle norme riguardanti la Pubblica Amministrazione. Ma le note modificazioni intervenute nella composizione governativa hanno, di fatto, rinviato le risposte alle proposte da noi avanzate lo scorso mese di luglio. Recenti notizie pervenuteci dagli interlocutori istituzionali inducono comunque a sperare in una vicina ripresa del dialogo. E' qualità essenziale, per gli alpinisti, resistere e non abbattersi neppure durante i momenti difficili: il momento impone il rispetto di questo principio.
CAI: Identità e struttura
La vocazione originale e l'attuale dettato statutario dichiarano il Club alpino costituito dal soci riuniti in un numero indeterminato di sezioni: ovvero una identità unitaria a livello nazionale.
Crediamo che per molti di noi questo "status" sia ancora forte motivo di una adesione convinta e grande stimolo per una disponibilità entusiasta da cui si genera lo spirito solidaristico ed una possente spinta propositiva. In questo crediamo, pur conservando attenzione nell'ascoltare i motivi e le ragioni di chi intende sottoporre al dibattito la proposta di una identità differente.
Grande interesse dovremo anche attribuire a quel gruppo di lavoro che sta attivamente operando per il miglioramento dell'efficienza nell'Organizzazione centrale: la valutazione dei carichi di lavoro, il manuale delle procedure, la verifica della qualità dei servizi sono essenziali per produrre nuovi stimoli ed una più adeguata funzionalità.
In molti siamo anche convinti della necessità di un più forte decentramento di ruoli e di funzioni da riversare nelle Delegazioni regionali per un'ampia autonomia, nel rispetto degli indirizzi ed orientamenti assembleari, di iniziative, di libera gestione ed amministrazione. Senza dimenticare che il decentramento, non coordinato, può tramutarsi in anarchia e frammentazione di identità.
Dovremo ridisegnare attribuzioni e compiti che, in tal senso, daranno una nuova fisionomia sia agli organi di governo tecnici centrali sia a quelli periferici. Grande impegno dovremo comunque porre nella conservazione di quei ruoli, indispensabili cinghie di trasmissione, che possano garantire l'effettiva osmosi di comunicazione tra il socio - la sezione, le delegazioni, i convegni, il Consiglio centrale e viceversa. La nostra vera ricchezza dipende anche dalla capacità di vivere "l'unità nella diversità" che è l'unico modo, dal Socio al Presidente, di esercitare funzioni diverse nel rispetto di una pari dignità e di arricchirsi senza livellare.
Lo spirito di Club
Siamo convinti che si va in montagna e si aderisce al Club alpino anche perché portati dal cuore. Un cuore che spinge a formare una cordata, a fare gruppo e stare insieme. Con l'impegno di un dialogo sempre aperto e ispirato dalla capacità di ascoltare. Ben vengano il confronto libero e critico delle idee: ma tale confronto non ha nulla da spartire con gli atteggiamenti di litigiosità e di gusto della polemica che, con frequenza sempre meno episodica, serpeggiano anche al nostro interno.
L'adesione "dei molti" è conseguenza di una cultura ben diversa da quella che rischia di inquinare il nostro Sodalizio. E' un'adesione motivata dal riconoscersi nell'articolo primo dello Statuto: "Il CAI ha per iscopo l'alpinismo in ogni sua manifestazione, la conoscenza e lo studio delle montagne, specialmente di quelle italiane, e la difesa del loro ambiente naturale".
Questo è il CAI voluto e praticato dalla stragrande maggioranza dei Soci.
Poi, il Regolamento generale, norma anche le procedure per la condotta delle controversie e delle conflittualità. Ma, nei luoghi e nelle situazioni ove queste norme regolamentari adombrano, soffocano ed impediscono la piena attuazione del primo dettato statutario, ebbene in quei luoghi e in quelle situazioni - forse - il Club alpino non esiste più. Ma esiste invece in quella grande maggioranza che è ancora capace di emozionarsi, di lasciarsi coinvolgere e contagiare dal richiamo della vita e della vitalità che la Natura ed il CAI del Sella continuano a proporci. Esiste nei nostri dirigenti ed operatori, a qualsiasi livello. Esiste soprattutto tra quei giovani che il vostro Presidente generale ha frequentato, per trent'anni, incessantemente sino al momento dell'incarico ricevuto a Mantova. Ci sono e sono tanti.
Non per retorica né per populismo: dovremo anche interrogarci su come favorire di più l'emersione di questa grande potenzialità. Magari lasciando spazio, soprattutto a chi è portatore di competenze, spingendoli su medie difficoltà e restando loro vicini, silenziosi compagni ma pronti soccorritori.
Quale migliore speranza, per la vitalità del nostro Club alpino, se non quella di saper passare un testimone che proviene da lontano?...
Dimenticavo. Grazie, amico e Socio del CAI per l'entusiasmante risposta al mio primo editoriale: "Insieme, per andare oltre".

Per il Comitato di Presidenza
i Consiglieri centrali
per tutti coloro che hanno contribuito
Gabriele Bianchi
Presidente generale