Lug 28

Moderazione salariale e flessibilità del lavoro, recita la BCE nel bollettino mensile.Dicono: “esiste il rischio che la creazione di posti di lavoro risulti insufficiente a ridurre la disoccupazione per un periodo di tempo significativo se la moderazione della dinamica salariale non sarà sufficiente a stimolare l’offerta di lavoro.”La Banca Centrale Europea sembra intendere che solo redditi moderati e flessibilità possono dar corso ad occasioni di occupazione. Si, insomma, chi deve produrre produrrà perchè ha un costo del lavoro al minimo e la flessibilità al massimo.La regola: bassi redditi, gente disposta a tutto pur di lavorare; così si produce, si cresce.Altro giro, altra corsa.Draghi, governatore della Banca d’Italia, intravvede: “consumi insufficienti ed investimenti deboli perché i redditi ristagnano e le prospettive di occupazione sono incerte”. Insomma, non si cresce.La regola: occorrono redditi adeguati per far consumare quanto prodotto; così si cresce, si investe, si produce, si crea occupazione.Ricapitolando: per la prima, si cresce se il costo e laflessibilità della forza lavoro rendono conveniente produrre; per il secondo si cresce se i redditi da lavoro sono sufficienti a smaltire quanto prodotto.I  banchieri europei chiedono che si produca anche se verranno a mancare i redditi adeguati per acquistare quanto prodotto; il banchiere italiano auspica redditi adeguati che faranno consumare ma appesantiranno il costo delle merci prodotte rendendole poco appetibili.Fiuuuuu: contraddizioni.Due ipotesi di scuola, due mezze verità.Essipperchè nell’economia dei consumi - quel sistema circolare e continuo dello scambio offerta/domanda che genera ricchezza - produzione e consumo legati da un patto di necessità hanno l’obbligo, l’uno di sacrificare il reddito al costo del lavoro per rendere competitivo il prodotto; l’altro disporre del reddito adeguato  che consenta di acquistare quanto prodotto.Per uscire dall’assillo occorre individuare il punto di equilibrio tra cotanto contrasto: si può contenere il costo del lavoro di produzione per mantenere i margini di utile e continuare a produrre; si deve  retribuire altresì quel lavoro di consumazione che smaltisce e fa nuovamente produrre.Il costo di questo equilibrio deve essere ascritto alla voce profitto dei bilanci aziendali.Già, il  profitto, quella forma di reddito che remunera le incertezze ed il rischio di impresa.La pratica di consumazione retribuita, assume l’onere dello smaltimento del prodotto et voilà meno incertezze, meno rischio d’impresa.Essì, redistribuiti i  rischi ed i carichi di lavoro, stessa sorte tocca ai redditi: un riequilibrio economico tra le parti, insomma. Tutto qui. Mauro ArtibaniPer approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATOREPaoletti D’Isidori Capponi EditoriMarzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.comwww.professioneconsumatore.org  

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Tag: lavoro, reddito, economia

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Lug 22

Una cogente contraddizione fronteggia la crisi: la domanda di lavoro in eccesso riduce i redditi, quelli che occorrono per acquistare merci; più merci invendute.
Parbleu: maggiore il lavoro di consumazione necessario per smaltirle!
Vieppiù lavoro non esercitato, questo, perché privo del connotato che smaltisce: il reddito.
Così si impalla il meccanismo dello scambio; domanda e offerta mancano di generare ricchezza.
Se ci siete, battete un colpo; tutti i colpi necessari per incidere sull’acciaio la ragione economica che si vuole riprodurre: un reddito nuovo di zecca.
Essì,  un nuovo conio per un più giusto, efficace, remunerante Nuovo Reddito, necessario per rendere fluido il meccanismo dello scambio tra domanda e offerta, che sostiene la crescita economica.
Un  malloppo, composto di reddito aggregato, che si ottiene dalla remunerazione del fattore lavoro impiegato nel processo produttivo.
Un compenso che retribuisce il lavoro necessario alla produzione di beni e servizi; che retribuisce il lavoro di consumazione necessario per smaltire il sovrappiù di beni e servizi che ingolfano il mercato; che trasforma nuovamente quei beni e quei servizi in ricchezza.
Si scorge tra le brume l’alba di un nuovo giorno?
 
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
 
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Tag: lavoro, domanda, offerta, reddito

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Lug 22

Gli attori del processo produttivo che muovono l’economia dei consumi vantano, come mai nella storia, il record nella generazione della ricchezza.
I Produttori, dentro solerti opifici, producono quel che si vende di più e meglio; impiegano Pubblicitari, uomini del Marketing e quelli del Credito che confezionano linda, immateriale domanda che sprona acquisti materiali dentro adorni e sfavillanti negozi dove Commercianti smerciano a più non posso a Consumatori che acquistano quel tutto, lo consumano chiudendo il circolo virtuoso che fa nuovamente produrre, che genera crescita, che arricchisce.
In questo  crescendo rossiniano, la responsabilità degli atti e degli attori tutti forniti di un’impeccabile rigore professionale meno uno,  manca il record.
Essì, questo fare al meglio genera scorie: depreda risorse, inquina; millanta crediti di ruolo inesigibili, scredita onori, misconosce meriti; esalta imbarazzanti solitudini, esilia il bene comune.
Tra questi affanni matura il tempo della responsabilità, per tutti, da assumere in prima persona.
Il Consumatore, quello sottratto all’imperio dilettante, ha da fare la sua parte.
Tanti tizi così, tutti Professional Consumer, oplà: una tal forza contrattuale si fa lobby; si fanno egemoni. 
La gestione attiva della domanda costringe gli offerenti a dispensare offerte meno dispendiose,
cambia i connotati di chi informa e forma il prodotto; la gestione oculata del reddito ne migliora la resa, mette la sordina a creditori predatori, prende la misura degli acquisti, fidelizza chi commercia.
Si calibra così l’impiego delle risorse, vengono sottoposti a controllo i processi di smaltimento, si salvaguarda la qualità dei luoghi, vieppiù quel luogo dove si esercita il lavoro di consumazione; quel mercato, totale ed onnicomprensivo, tanto ampio da farsi Ambiente.
Può più il tornaconto che la pedagogia ambientalista: non si può  consumare  un ambiente consumato!
Dentro un agire professionale di tal fatta, insomma, trovano espressione moti di compiuta responsabilità che incastra le categorie produttive renitenti.
Un esercizio così inteso restituisce altresì dignità agli atti di consumo, in barba a certo sociologismo.
Un insieme, magari per “legittimo interesse”, che sollecita relazioni solidali.
Un più garbato Io, figlio di una ricchezza non più orfana del benessere, incontra gli Altri ed una nuova intimità con il mondo.
 
Mauro Artibani
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Tag: consumatori, produttori, economia

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Lug 16

Gli attori del processo produttivo che muovono l’economia dei consumi vantano, come mai nella storia, il record nella generazione della ricchezza.
I Produttori, dentro solerti opifici, producono quel che si vende di più e meglio; impiegano Pubblicitari, uomini del Marketing e quelli del Credito che confezionano linda, immateriale domanda che sprona acquisti materiali dentro adorni e sfavillanti negozi dove Commercianti smerciano a più non posso a Consumatori che acquistano quel tutto, lo consumano chiudendo il circolo virtuoso che fa nuovamente produrre, che genera crescita, che arricchisce.
In questo  crescendo rossiniano, la responsabilità degli atti e degli attori tutti forniti di un’impeccabile rigore professionale meno uno,  manca il record.
Essì, questo fare al meglio genera scorie: depreda risorse, inquina; millanta crediti di ruolo inesigibili, scredita onori, misconosce meriti; esalta imbarazzanti solitudini, esilia il bene comune.
Tra questi affanni matura il tempo della responsabilità, per tutti, da assumere in prima persona.
Il Consumatore, quello sottratto all’imperio dilettante, ha da fare la sua parte.
Tanti tizi così, tutti Professional Consumer, oplà: una tal forza contrattuale si fa lobby; si fanno egemoni. 
La gestione attiva della domanda costringe gli offerenti a dispensare offerte meno dispendiose,
cambia i connotati di chi informa e forma il prodotto; la gestione oculata del reddito ne migliora la resa, mette la sordina a creditori predatori, prende la misura degli acquisti, fidelizza chi commercia.
Si calibra così l’impiego delle risorse, vengono sottoposti a controllo i processi di smaltimento, si salvaguarda la qualità dei luoghi, vieppiù quel luogo dove si esercita il lavoro di consumazione; quel mercato, totale ed onnicomprensivo, tanto ampio da farsi Ambiente.
Può più il tornaconto che la pedagogia ambientalista: non si può  consumare  un ambiente consumato!
Dentro un agire professionale di tal fatta, insomma, trovano espressione moti di compiuta responsabilità che incastra le categorie produttive renitenti.
Un esercizio così inteso restituisce altresì dignità agli atti di consumo, in barba a certo sociologismo.
Un insieme, magari per “legittimo interesse”, che sollecita relazioni solidali.
Un più garbato Io, figlio di una ricchezza non più orfana del benessere, incontra gli Altri ed una nuova intimità con il mondo.
 
Mauro Artibani
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Tag: consumatori, produttori, economia

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Jul 29

Herbalife è una multinazionale con 25 anni di esperienza diffusa oggi in 60 paesi del mondo con prodotti regolarmente approvati.
- Tutti i prodotti sono a base naturale, vero e proprio "cibo".
- 45.000.000 di clienti soddisfatti della dieta in tutto il mondo.
- Herbalife ha finanziato il primo laboratorio al mondo di Nutrizione Cellulare e Molecolare all'interno dell'Università UCLA di Los Angeles, diretto dal Prof. David Heber, nutrizionista di fama mondiale, Direttore del nostro staff medico-scientifico. Heber è l'ideatore di ShapeWorks, la nuova linea nutrizionale basata sulla personalizzazione dell'apporto di proteine di soia.
- All'interno del suo comitato medico scientifico illustri personalità come il Premio Nobel per la Medicina 1998 Dr. Louis J. Ignarro, famoso per i suoi studi sulla cardiovascolarità. Ignarro ha già firmato prodotti rivoluzionari di prevenzione e benessere in esclusiva per Herbalife, come il Prelox Blue ed il NiteWorks [...]

fonte: dieta-dimagrante.com » vai al post originale »

Lug 08

Quando i redditi mancano di dare sostegno alla domanda che smaltisce l’offerta di merci la macchina economica si ferma. Indispensabilemettere in campo opzioni di risarcimento in grado di ripristinare l’efficienza del meccanismo dello scambio.Si intravvedono operose azioni che attrezzano business; strategie di prodotto che il mercato apprezza e prezza.Dentro quelle officine si scorgono fatti nuovi: vendono i Consumatori, acquistano Produttori,  Commercianti e nuovi Consumatori. Il mondo alla rovescia.L’Attenzione, il Tempo, l’Acquisto: le merci esposte.L’Attenzione:  il prodotto dalle televisioni commerciali venduto ai pubblicitari; venduta dagli spettatori di format di ogni tipo, retribuita con l’intrattenimento full time e senza canone.Stessa cosa con le free press: la notizia cattura l’attenzione del lettore, ceduta al pubblicitario, produce utili in parte restituiti al lettore con l’informazione quotidiana ed il costo zero: guadagno 365 € l’anno.“Parli gratis se ascolti pubblicità”: efficace il business di quelle compagnie telefoniche che retribuiscono l’ascolto di reclame mentre si dialoga con chicchessia. Un bel guadagno.Pure il Tempo è denaro: Ikea confeziona merci in scatola di montaggio, mobili da assemblare; chi li acquista e li monta vede retribuito il tempo del suo lavoro con un prezzo imbattibile. Ikea rinuncia a parti di utile per fare business; pure il Consumatore fa business: vende il suo tempo.Ci sono agenzie che acquistano dati su abitudini, gusti, vezzi: il non tutto ma di tutto dei Consumatori; buoni per confezionare prodotti ad hoc da vendere a quella stessa gente. Sondaggi come se piovesse che retribuiscono il tempo che compila il questionario.Ci sono  altri tempi e pure luoghi dove si accatastano merci in eccesso: due volte l’anno con i saldi così come negli outlet. Lo smercio di merci invendute fa l’affare: vendere l’istanza dell’acquisto guadagna sconti esilaranti dal 20 al 70%.Tutto questo accade, altro ancora si può fare.Affari consumer-to-business: il risparmio degli Italiani, seppure in fase di contrazione e mal impiegato, ammonta a 6.000 mld di €. Offerto a investitori professionali capaci di extra rendimenti, oplà, per ogni l% in più 60 mld nelle  tasche dei Consumatori.Affari consumer-to-consumer: vendere l’acquistato e non usato. Il valore raddoppia, la stessa merce fa due volte prezzo; non si impegnano nuove risorse, non si smaltisce; guadagna chi vende, guadagna il prezzo più basso chi acquista, migliora la redditività del reddito.Business anche con il peer-to-peer: occasioni per tutti senza spesa che rimpinguano il reddito. Sharing il suffisso d’ordine, poi i prefissi: house, file, video. C’è pure il  coach-surfing Mauro ArtibaniPer approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATOREPaoletti D’Isidori Capponi EditoriMarzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.comwww.professioneconsumatore.org  

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Tag: consumatori, domanda, reddito

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Lug 08

LA DOMANDA COMANDA: VERSO IL CAPITALISMO DEI CONSUMATORI

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Lug 02

C’è una casetta in Canada dove, mentre scrivo, si incontrano i capi del mondo: prima i G8, poi i G20.
Stanno lì per dare per dare un colpo alla crisi a colpi di crescita.
Tutti d’accordo sui modi? Macchè.
Si confrontano due tesi.
C’è chi insiste nel sostenere una domanda artificiale, con politiche monetarie e sgravi fiscali che non trovano il supporto di quelli del credito, che non convincono i produttori ad investire ed i disoccupati a consumare.
L’altra tesi, “bè si, abbiamo compromesso le finanze pubbliche per dare sostegno alla produzione, al consumo, al lavoro senza ottenere granchè; occorre rientrare dal debito altrimenti sono guai: riduzione dagli stipendi, meno welfare, insomma meno spesa pubblica, voilà più spesa privata”: gulp.
Sempre più indebitati gli USA; in Europa invece, per rientrare dal debito, vogliono togliere gli stimoli; per farlo indeboliscono ancor più la capacità di spesa dei consumatori: un bel casino.
Sul più bello, tra squilli di tromba, arriva il capo dall’FMI. Dominique Strauss Kahn, senza peli sulla lingua, borbotta che: “Il costo di politiche poco coordinate potrebbe essere salato, pari a 30 milioni di posti di lavoro e 4.000 miliardi di dollari in termini di perdite di produzione economica in 5 anni”.
Sul più brutto arriva il Professional Consumer, lascia un foglietto con su scritto:
Esimi, solo chi consuma l’eccesso produttivo fa ri-produrre, per produrre occorre lavorare; si crea occupazione quindi reddito che fa consumare per non bruciare ricchezza nei prossimi cinque anni. Il cerchio così si chiude, si ricomincia a crescere: questa la regola dell’economia dei consumi.
Insiste: quando però i redditi erogati per produrre merci risultano insufficienti a smaltire quanto prodotto e il credito non è più in grado di dare focillo a quei redditi, inizia la crisi. Per uscirne occorre dare a Cesare quel ch’è di Cesare. Si, quel Cesare che occupa il centro del meccanismo produttivo; che fornisce l’input, magari ingrassando per smaltire l’offerta alimentare, magari acquistando abiti alla moda che passano di moda per dare soccorso alla crescita; con il contributo fiscale pagato all’acquisto poi, magari risanare le casse pubbliche e, perché no, tenere il debito sotto controllo.
Retribuire cotanto ruolo, un obbligo per l’etica, un’opportunità per l’economia; la soluzione alla crescita senza intoppi!
Una folata di vento spazza l’aria, spazza pure il foglietto. Nessuno se ne avvede, tutti intenti a scrivere la risoluzione di quel G20 che intende stabilizzare deficit e debito di economie che “restano fragili e vulnerabili.”
Amen.
 
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
 
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Tag: consumatori, domanda, debito, reddito, professionalconsumer

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Giu 22

L’ambito dell’esercizio economico dei Consumatori, che che se ne dica, fornisce valore al sistema della produzione; ancor di più, se attrezzati di ruolo professionale, a quel valore viene aggiunto altro valore.Basta dare un’occhiata: 

L’esercizio del consumo, quantunque dia ristoro alle necessità umane, trasforma mediante l’acquisto il valore in ricchezza; con la consumazione del prodotto si avvia il processo di riproduzione, si fornisce continuità al ciclo economico.

L’acquisto smaltisce l’eccesso di capacità produttiva mediante acquisti pagati con il debito, surrogato di  redditi altrimenti insufficienti.  Quel credito, erogato dall’industria finanziaria per sostenere la domanda, genera ricchezza aggiunta, pari allo 0,7% del PIL Usa.

L’Iva sugli acquisti, la Tarsu sul consumato e smaltito, sono il super contributo all’Erario di chi fa esercizio di consumo ben oltre il bisogno, oltre la capacità di spesa.

 

Seppur affrancati dal bisogno viene offerta consumazione del prodotto. La produzione di consumo orienta l’offerta, disponendo il controllo nell’impiego delle risorse, l’eco compatibilità delle merci, la gestione dei prezzi.

Compito dell’istituto professionale: la ricomposizione tra il Valore Visto ed il  “Valore Vero” dei prodotti. Tale azione consente di ripristinare un adeguato rapporto tra valore e prezzo delle merci.

L’acquisto di merce con i “saldi” e negli Outlet smaltisce l’eccesso di offerta; si guadagna il prezzo più basso.

Mettere sul mercato il già acquistato e non usato raddoppia il valore della merce; quella merce fa due volte prezzo; meno risorse impiegate, meno smaltimento.

Il controllo del ciclo di vita dei prodotti consente di ottimizzare l’impiego delle risorse e un uso più redditizio del reddito.

Mediante la gestione attiva della domanda vengono sottratti passaggi di processo e figure di ruolo ad una troppo lunga filiera produttiva che disperde utili.

Le risorse dei Consumatori sono i nuovi beni: l’attenzione, il tempo, l’ottimismo. Nuovo valore sul mercato, merci immateriali ed ecocompatibili, nuovi consumatori, nuova ricchezza.

La concorrenza tra Produttori e Consumatori  nella gestione di domanda e offerta scrolla posizioni di rendita, aumenta la produttività del sistema.

La forza degli acquisti di gruppo orienta la produzione, dispone la formazione del prezzo.

Visto?Senza di noi non si va da molto lontano.Già, senza però un reddito adeguato,  per esercitare tali ruoli, neanche oltre la crisi.Burocraticamente vostro Mauro Artibani Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATOREPaoletti D’Isidori Capponi EditoriMarzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.comwww.professioneconsumatore.org

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Tag: consumatori, produttori, valore

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Giu 16

Ne “La vita spesa a fare la spesa” i Sociologi intrappolano l’esperienza del consumare; quella stessa vita che gli Economisti istigano a vivere per dare ristoro ai bisogni; vita grama che i Politici tentano di alleviare mediante tutele normative e che gli stessi Consumatori, stressati, rintracciano nel loro fare quotidiano.
Per smentire simili bluff viene al mondo il Professional Consumer; ancor più per rivendicare il ruolo affatto diverso recitato nell’Economia dei Consumi, proprio quando la crescita decresce, il debito privato e quello pubblico fanno sboom
Rivendica d’essere Operatore di Mercato, sbatte le sue ragioni in prima pagina: la crescita economica rende la pratica del consumo indifferibile; i 2/3 del PIL, generati dalle azioni di consumo, lo mostrano.
Rivela che i redditi erogati per produrre merci risultano insufficienti per smaltire quanto prodotto.
Denuncia che ingombranti, quanto desueti, paradigmi nascondono i fatti e non fanno vedere.
Rivendica il centro della scena economica al proprio fare: mediante l’acquisto fornisce ricchezza al sistema; consumando l’acquistato garantisce continuità al ciclo economico, niente di più niente di meno.
Questa azione trova mille rivoli per potersi esercitare; molti i modi di fare; molti i fatti che mostrano sagacia nel fare.
Un esercizio professionale che restituisce dignità agli atti di consumo, responsabilità sociale all’azione e oplà ristoro economico
Un credo assoluto: aumentare la redditività del proprio reddito per dare conforto al mestiere, continuità all’azione, sostegno alla crescita economica.
Finanche una prospettiva da perseguire, là dove la domanda comanda: il Capitalismo dei Consumatori!
 
Mauro Artibani
autore del libro: PROFESSIONE CONSUMATORE, pdc editori 2009
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Tag: consumatori, domanda, consumo, professiona consumer, economia

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Giu 09

L’alterazione dal rapporto di scambio Produzione / Consumo esprime il connotato singolare della stagione economica contemporanea.
Sovrapproduzione di offerta o insufficienza della domanda?
Si insomma, merci oltre la capacità di acquisto o acquisti insufficienti a smaltire quelle merci?
Questi i corni del dilemma che interroga chi sbircia l’economia, che attendono risoluzione.
Chi suona il corno della sovrapproduzione invoca quei processi deflattivi del mercato efficiente,  in grado di ridimensionare i prezzi delle merci; un aumento insomma del potere d’acquisto dei Consumatori.
L’altro corno invece viene sfregato da quelli che dicono: se la domanda risulta insufficiente si aumenti il numero dei Consumatori per non mortificare la capacità produttiva. Prendono dati li confrontano: gli USA hanno un PIL di 15 trilioni di $ i consumi di 10; la Cina, PIL di 5 trilioni, i consumi solo di 2; così rintracciano aspiranti acquirenti.
I margini di crescita della domanda sono ficcati dentro quei Pil procapite dispari: negli USA 46.400$; in quelli del BRIC, paesi ad alta crescita, 35.000$; Brasile 10.200, Russia 15.100, India 3.100, Cina 6.600.
Questo 43% della popolazione mondiale produce il 15% del Pil mondiale; gli USA, solo il 6% producono  il 22% del Pil: una gigantesca domanda potenziale per dare sostegno all’offerta.  
Non è tutto oro quel che luccica: l’esercito di inoccupati di scorta consente ai Produttori del BRIC di erogare, a chi lavora, redditi bassi; i consumi dentro quei confini ancor più bassi, le vendite oltre confine  alte. I Produttori d’oltreconfine si tengono la sovrapproduzione. Erogare, per quelli del BRIC, aumenti dei redditi da lavoro aumenta il costo di quel lavoro ed il costo dei loro prodotti; diminuisce l’appetibilità delle loro merci nel mondo; perdono mercati che non vogliono perdere, si apre il loro mercato che non hanno convenienza ad aprire. Lo mostra il deficit della bilancia commerciale USA; lo conclama il controllo del valore di cambio della moneta Cinese.
Bricconi questi: redditi bassi, prezzi competitivi, potenziali consumatori tenuti in stand-by; opportunità per creare nuove aziende per nuove merci - magari chic, pure hi-tech, finanche trendy; barricano l’ingresso ai loro mercati e non solo.
Intercettano i redditi insufficienti del mondo ricco a cui danno ristoro con merci low-cost e op danno sostegno ad un’ altrimenti insufficiente crescita economica globale.
Braccati quelli che restano fuori: ancora eccesso di offerta, ancora insufficienza di domanda che  brucia capacità produttiva e profitti; ancora renitenti ad investire, magari parte degli utili di impresa, magari per erogare redditi  sufficienti, senza i quali non si smaltisce la sovrapproduzione, con i quali si genera domanda che smaltisce.
 
Mauro Artibani
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Marzo 2009
 
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Tag: consumatori, domanda, consumo, economia

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Giu 04

Il cipiglio di Obama non fa sconti.Capacità di governo, autorevolezza, compassione vengono messe in campo: “Indispensabile la creazione di un’agenzia per la protezione dei Consumatori: in questa situazione di mercato è essenziale proteggere i deboli.”Però fa male i conti: se oltre il 70% del PIL viene generato dall’esercizio del consumo,  possono questi tizi essere considerati deboli? Se i Consumatori acquistano, il valore della merce si trasforma in ricchezza; se non si acquista, quel valore si svaluta, si brucia ricchezza.Se si acquista, poi si consuma, poi occorre riprodurre, poi cresce l’economia; se non si acquista non si consuma, non si deve nuovamente produrre, non si crea occupazione.Vorrei sommessamente rammentarle, Mister Obama, che se si consuma tutto sale altrimenti tutto scende. La domanda si esercita mediante l’impiego di reddito o del suo surrogato, il debito: questo il fatto.Da due anni si scende perché quei redditi sono insufficienti, il debito ha fatto sboom ed il credito risulta inattingibile: questo il misfatto.Come vede, Mister President, la domanda comanda.Se tanto mi da’ tanto perché non stringe alleanza con tali individui, perché non da’ rappresentanza ai loro interessi piuttosto che intrattenerli con il solo esercizio empatico ? Mauro ArtibaniPer approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATOREPaoletti D’Isidori Capponi EditoriMarzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.comwww.professioneconsumatore.org  

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Giu 02

Il cipiglio di Obama non fa sconti.Capacità di governo, autorevolezza, compassione vengono messe in campo: “Indispensabile la creazione di un’agenzia per la protezione dei Consumatori: in questa situazione di mercato è essenziale proteggere i deboli.”Però fa male i conti: se oltre il 70% del PIL viene generato dall’esercizio del consumo,  possono questi tizi essere considerati deboli? Se i Consumatori acquistano, il valore della merce si trasforma in ricchezza; se non si acquista, quel valore si svaluta, si brucia ricchezza.Se si acquista, poi si consuma, poi occorre riprodurre, poi cresce l’economia; se non si acquista non si consuma, non si deve nuovamente produrre, non si crea occupazione.Vorrei sommessamente rammentarle, Mister Obama, che se si consuma tutto sale altrimenti tutto scende. La domanda si esercita mediante l’impiego di reddito o del suo surrogato, il debito: questo il fatto.Da due anni si scende perché quei redditi sono insufficienti, il debito ha fatto sboom ed il credito risulta inattingibile: questo il misfatto.Come vede, Mister President, la domanda comanda.Se tanto mi da’ tanto perché non stringe alleanza con tali individui, perché non da’ rappresentanza ai loro interessi piuttosto che intrattenerli con il solo esercizio empatico ? Mauro ArtibaniPer approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATOREPaoletti D’Isidori Capponi EditoriMarzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.comwww.professioneconsumatore.org  

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Tag: consumatori, domanda, consumo

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Mag 28

Toh, si rivede il diavolo: la finanziarizzazione dell’economia.Ma si, quell’artificio fornito dal mercato per ripristinare l’equilibrio nel meccanismo dello scambio, tra l’eccesso di merci prodotte e l’insufficienza dell’acquisto che le smaltisce.Si fa merce l’offerta di credito; viene impiegato per surrogare l’insufficienza principe, quella del reddito disponibile: credito che potenzia la domanda, che disinnesca la minaccia deflattiva, che consente di salvaguardare il Valore delle merci.Per i Produttori l’opportunità di vendere il prodotto al miglior prezzo.Chi vorrà definanziarizzare la finanziarizzazione? Ma soprattutto come e sostituirla con cosa?Negli USA, tra il 2000 e il 2005, gli utili dell’industria finanziaria salgono dal 10 al 36% dell’intera Corporate America: questa pure è ricchezza. Prodotta con il debito ma ricchezza. Mauro ArtibaniPer approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATOREPaoletti D’Isidori Capponi EditoriMarzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.comwww.professioneconsumatore.org

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Tag: credito, economia - articoli

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Mag 28

Le borse si sono ficcate nella trappola del debito incomprimibile dal costo insostenibile. Stanno scontando quel che non pensavano di dover scontare: non è un bel vedere.Veniamo ai fatti: i redditi da lavoro erogati per produrre merci sono risultati insufficienti per acquistare quanto prodotto; questa la crisi. Due le opzioni per andare oltre.La prima, scelta da pochi, quella del mercato efficiente: deflazione, ovvero riduzione dei prezzi per aumentare il potere d'acquisto del reddito.La seconda, scelta dalle borse, quella del mercato sotto tutela: reflazione. Tutto a debito, quello fatto dai consumatori, ficcato dentro l'economia ha tentato di surrogare quell'insufficienza fino a far saltare i conti.per uscire dall’ empasse, si è ficcato dentro nuovo debito, quello pubblico, fragilissimo.Politiche keynesiane, quelle degli sgravi fiscali, ancor quelle di sostegno alla crescita hanno prosciugato le casse statali ma la recessione economica non recede. Recede però la capacità dell’impegno pubblico di dare sprone all’economia: deficit e debiti hanno il fiato grosso.Si paventano default che sollecitano tagli di spesa.Il welfare traballa: tagli ai costi delle casse di previdenza, ai costi della spesa sanitaria, a quelli dei servizi sociali; meno lavori pubblici, riduzione di stipendio ai pubblici dipendenti.D’acchito: pensioni e stipendi contratti, pezzi di sanità a pagamento, servizi assistenziali privati del sostegno pubblico.Ergo, aumenta la spesa privata, ancor meno reddito a disposizione: nuovo debito privato, minore capacità di sostenere la domanda;  riduzione della capacità contributiva e, mi sia consentita la ripetizione, debito pubblico incomprimibile, dal costo  insostenibile.Et voilà, le borse si svegliano dal torpore e vanno giù. Mauro ArtibaniPer approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATOREPaoletti D’Isidori Capponi EditoriMarzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.comwww.professioneconsumatore.org       

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Tag: debito, reddito

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Mag 28

Approposito della crisi dei debiti sovrani, il Ministro dell’Economia Tremonti,in quel di Confindustria Veneto a Roncade, dice :"A Bruxelles il ruolo del governo italiano e di Berlusconi  è molto forte e spero che in queste ore sia anche fortunato".Fortunato ? Speriamo!Poi mostra una seconda opzione: "chiedo che nell'interesse di tutti il patriarca di Venezia, Angelo Scola, gli indirizzi una benedizione".Non dimentichi Ministro che siamo agli inizi di Maggio, il mese mariano è lungo, alla bisogna aivoglia a snocciolare rosari per guadagnarci l’uscita dalla crisi.Quando si ritiene, come lei ritiene, che la crisi abiti terre incognite, doveroso provarle tutte.Provi, magari, pure a sbirciare tra quanto ha da dire il Professional Consumer:“ Se i redditi erogati per produrre merce risultano insufficienti a smaltire quanto prodotto, il meccanismo dello scambio Domanda Offerta si rompe. Per riparare il guasto si è surrogato quella insufficienza con il debito privato fino a fare sboom; per salvare la baracca si è surrogato quel debito  con altro debito, quello pubblico. Oggi Stati indebitati, Stati fragili, Stati sotto attacco della speculazione.Lei ha fatto del suo meglio nel tenere i cordoni della borsa ed i conti in ordine, aprendo un paracadute che ha consentito di non sfracellarci, magari, su una petrosa Itaca.Occorre però tornare a salire forte, non scendere piano, per rimettere il debito ai nostri debitori e andare oltre la recessione.Già, salire: perchè non retribuire il LAVORO dei CONSUMATORI, quello che smaltisce l’eccesso di Offerta che ingolfa il mercato e riavviare il processo di crescita?Come?Compito della politica trovare il modo per redistribuire, con maggior equilibrio, quella ricchezza generata per 2/3 dall’esercizio del consumo. Affinchè  rifocilli le tasche di chi, pur avendo il potere d’acquisto,  non può esercitarlo.Ci provi, troverà mille ostacoli e diecimila che remeranno contro; ci sono però centomila buone ragioni per percorrere questa strada”.Buona fortuna. Mauro Artibaniwww.professionalconsumer.splinder.comwww.professioneconsumatore.org 

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Tag: crisi, debito, professiona consumer

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Mag 28

Se i redditi erogati per produrre merci risultano insufficienti per smaltire quanto prodotto, si è in un bel casino. Qui sta la crisi.L’Istat dice che: Nel 2009 il reddito disponibile delle famiglie in valori correnti e' diminuito del 2,8% rispetto al 2008. Si tratta della riduzione piu' significativa a partire dagli anni '90. In calo anche la spesa delle famiglie, scesa dell'1,9% e il risparmio che segna un ribasso dello 0,7%.L'Isae in un rapporto sul comportamento delle imprese aggiunge: Nel 2009 ha assunto meno di un'impresa su 3. E la maggior parte dei contratti fatti e' a tempo determinato.La BCE chiosa: Nell'Eurozona crescono i prestiti alle famiglie. Nel mese di marzo si registra un aumento del 2,2% su base annuale. I finanziamenti per l'acquisto di abitazioni salgono del 2,6% su base annuale, quelli per altri scopi del 2,9%.Insomma Signori, per mettere una pezza ai redditi insufficienti, ancora debito; quello stesso debito che ha dato inizio alla recessione mondiale: così si esce dalla crisi? Mauro ArtibaniPer approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATOREPaoletti D’Isidori Capponi EditoriMarzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.comwww.professioneconsumatore.org   

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Tag: crisi, debito, reddito

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Mag 28

PROBLEMA:
I Produttori vanno al mercato per vendere quello che hanno prodotto. I Consumatori vanno allo stesso mercato per acquistare quelle merci non disponendo di redditi adeguati alla bisogna.
Come si esce dal garbuglio?
CONSIDERAZIONI: 
Il debito insostenibile ed il credito inattingibile non possono surrogare quel reddito insufficiente.
Lo smercio di quelle merci garantisce  crescita economica, nuova produzione, lavoro, occupazione, ricchezza.
SOLUZIONE:
Rendere sufficienti i redditi acquirenti mediante una più oculata redistribuzione della ricchezza.
 
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
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Marzo 2009
 
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Tag: consumatori, mercato, produttori, reddito

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Mag 28

Egregi Consumatori ci risiamo:L’ISAT dice che nel 2009, rispetto al 2008, il reddito delle famiglie  cala –2,8%, le spese -1,9%, il risparmio –0,7%. Per le imprese calano i profitti -1,7%, gli investimenti –2,4%: peggio che andar di notte.I Politici pensano che per uscire dal guado si debbano tutelare le imprese, il mercato del lavoro, l’occupazione, senza per la verità riuscire a fare granchè.I Consumatori, defilati da quella politica, che per mestiere acquistano, dicono di non poterlo più fare con un reddito insufficiente.Il loro debito ha surrogato per 15 anni quel reddito fino a fare sboom; oggi il debito pubblico surroga quello privato, lo sboom ancora lì e dalla crisi non si esce.Chi studia l’Economia dei Consumi, il Professional Consumer per esempio, ritiene che si possano tutelare le imprese mediante il sostegno della domanda che fa acquistare quanto prodotto, rendendo necessario ri-produrre, dando così sprone al lavoro. Proprio quel lavoro che sostiene l’occupazione. Già, l’occupazione che genera reddito, quel reddito che da’ sostegno alla domanda. Così il cerchio si chiude: cresce l’economia, si genera ricchezza.Scacco matto: per tutelare le imprese, il mercato del lavoro, l’occupazione cosa c’è di meglio che adeguare il reddito che sostiene la domanda?Si ringalluzziscono i Produttori, gongolano i Consumatori: tutti felici e contenti, pure i Politici. Mauro ArtibaniPer approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATOREPaoletti D’Isidori Capponi EditoriMarzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.comwww.professioneconsumatore.org 

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Tag: lavoro, politici, consumatori, debito, professionalconsumer

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Mag 28

Si entra in crisi perché i redditi erogati per produrre risultano insufficienti a smaltire quanto prodotto.Si resta ficcati nella crisi perché quell’insufficienza è stata  surrogata dal debito fino a farne business per fare ricchezza.Si esce dalla crisi?Come, se i redditi sono ancora insufficienti, i debiti hanno fatto sboom, il credito risulta inattingibile?Ah, dimenticavo, ora anche i Governi, gli Stati, le Nazioni, le Regioni, le Provincie, i Comuni sono indebitati.Tutti siamo indebitati.Occorre ricominciare daccapo, là dove quei redditi si sono mostrati insufficienti a sostenere la domanda.Adeguare quel reddito, il modoRestituire il potere d’acquisto ai Consumatori, il come.Riattivare la crescita, lo scopo.Così far ripartire  la produzione, il lavoro, l’occupazione; rimpinguare le casse erariali, uscire dalla crisi tutti e tutti insieme. Mauro ArtibaniPer approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATOREPaoletti D’Isidori Capponi EditoriMarzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.comwww.professioneconsumatore.org  

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Tag: crisi, debito, reddito

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Mag 28

Per i consumatori fare affari si può, o no?Added Value per eBay.it conduce un’indagine: 35 milioni di Italiani non utilizzano più il 20% del loro guardaroba.Perché?Gli abiti rovinati il 13%Non piacciono più il 40% (per le donne il 44%)La taglia non è più la stessa il 37% (per le donne il 43%)Li hanno sostituiti 23%Passati di moda  22%Manca l’occasione per indossarli  22% (per gli uomini il 25%)Sono abiti dimenticati il 18% Bene, ci sono 15 milioni di  Consumatori Italiani disposti a venderli: guadagno medio  140 euro a testa.Un business da 5 miliardi.Già, affari: se quei 15 milioni vendono, la stessa merce fa nuovamente  prezzo, senza impiego di nuove risorse, senza doverla smaltire; migliora  la redditività del reddito disponibile.Produce meno il Produttore, commercia meno il Commerciante: la ricchezza langue.Chi non vende, gli altri 20 milioni, acquista il nuovo, vengono impiegate risorse scarse, si deve smaltire l’usato.Producono di più i Produttori, commerciano di più i Commercianti: si genera maggior ricchezza.Quei renitenti alla vendita non utilizzano al meglio la “risorsa guardaroba”, peggiorano la redditività del  loro reddito, smaltiscono il quasi intonso.Due modi di stare sul mercato, due modi di fare l’affare.Che dire: ha chi ha da giudicar, l’ardua sentenza! Mauro ArtibaniPer approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATOREPaoletti D’Isidori Capponi EditoriMarzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.comwww.professioneconsumatore.org  

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Tag: consumatori, produttori, affari

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