nov 19

Pubblicato in: Conti correnti, Fondi di risparmio, In Evidenza

Il conto deposito è un prodotto-salvadanaio a rischio zero che offre buoni rendimenti. Tutti i vantaggi dei depositi on line e le migliori offerte sul mercato. Non è semplice parlare di risparmio in un momento…

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nov 15


La crisi, qualcuno la racconta così:  
 Imprese producono più di quando vendono; bruciando valore minano la crescita. Il lavoro che non genera reddito adeguato  a smaltire il prodotto non ri-genera lavoro. Quelli del credito, mancano di credito, screditati.  I Consumatori orfani di reddito, ignudi di credito stanno  in stand by; l’economia che ha fin quì funzionato a debito non funziona più!
Quel  gagliardoempirista si è messo a fare le pulci agli ideologi di questo andazzo fin quando scorge, in un agitato consesso sulla crisi, sparuti “esperti” che brandiscono tomi di dottrine scadute. Li prende di petto: voi con le vostre dannate ricette avete proposto stimoli in tutte le salse per dare spinta ai consumi.
Cacchio, ricette di reflazione, le più disparate, per lo più a debito, per il timore che tocchi ai prezzi scendere per sostenere gli acquisti.
Infervorato da vis teoretica, a quei timorati della deflazione scaglia un anatema: per sostenere i prezzi si è fatto esplodere il debito, per rimettere il debito occorrerà far esplodere i prezzi!
Cacchio cacchio cacchio: così si riduce ancora il potere d’acquisto; loro sbarrano gli occhi, lui sbatte la porta e li lascia lì.
Qualcosa si muove sul fronte occidentale: c’è chi sta con le Imprese, lui con i Consumatori.
Già, sta più valore nell’esercizio del consumare che in quello del produrre: ci sarà da meditare.
Mauro Artibani
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Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
 
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nov 09


La “dannata sequenza” sta tutta in un tormentone: un riflesso dell’aumento della produttività si mostra nella riduzione del costo del lavoro*; altrettanto la sovraccapacità produttiva dell’impresa  quella che, per essere smaltita, impone la riduzione del ciclo di vita dei prodotti. Un eccesso tira l’altro e poi un altro ancora. Quei redditi da lavoro insufficienti, che non smaltiscono alla bisogna, fanno ancor di più: aumentano le scorte di merci in magazzino che la costante innovazione di prodotto, figlia dalla competizione, svaluta, non svuota, anzi raddoppia**; per le aziende il tempo di ammortamento dei costi si riduce.
Al  mercato sottocasa, dove non si va tanto per il sottile, si fronteggiano l’aumento del volume delle merci offerte ed una ancor più ridotta capacità di spesa di chi fa la spesa, non più supportata dal supporto del credito; in mezzo, a prendere schiaffi, sta la riduzione dell’utile d’impresa.
Un bel guaio. Per uscire dal guado, ripristinando il valore di quelle merci, alle imprese tocca investire quel profitto, non impiegato nella ri-produzione, per smaltire l’invenduto  rimpinguando il potere d’acquisto degli smaltitori. Investimento mediante opzione: ridurre il prezzo di quell’offerta/aumentare il costo di produzione della domanda.
Scandalo: si riduce il reddito d’impresa; all’utile si sottrae il profitto!
Un colpo!  “SELL” per quegli analisti di borsa in “tempo reale” che studiano il rapporto P/U delle aziende quotate: tirano una linea, fanno una frazione; sopra sta il prezzo dell’azione delle aziende anzidette, sotto l’utile generato da quelle aziende.Già, visto che per la media storica delle quotate allo S&P500 il rapporto da’ 15, quando scende il numeratore si va oltre quel 15, l’azione risulta sopravvalutata: sell, appunto.
Questo dice un mercato che fissa strabico l’oggi; questo non dice quello abitato da ebri analisti che invaghiti di produttività/competitività tout court, balbettano invece BUY.
Buy che non misurano le diseconomie degli eccessi, proprio quelle che i tempi lunghi della crisi mostrano, quelle che tirano giù gli utili. 
Né allarmati sell né miopi buy servono a raddrizzare i fatti. A  quelle diseconomie occorre fare la festa: investire oggi per smaltire il prodotto fornisce stimolo alla crescita, garantisce il domani e la continuità del ciclo produttivo che non svaluta le scorte, neppure gli utili.
Investire il profitto è utile, pulisce quelle farragini che intralciano produttività e competitività,  fa utili.
E’ tempo di aggiornare quei P/U dal troppo prossimo oggi o giù di lì, ad un futuro anteriore, che si intravvede, dove si mostrano più stabili e sostenibili gli utili, più trasparenti ed efficaci le stime.
* Il rapporto del Budget Office, l'organismo indipendente del Congresso Usa, che fornisce analisi economiche, dice che tra il 1979 e il 2007 i redditi della classe media sono rimasti al palo
**Nel 2005 il surplus produttivo dell’industria automobilistica mondiale era pari a 25 mln di auto, nel 2010 sono 30 mln: 90mln offerte, 60 mln domandate.
 
Mauro Artibani
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nov 01

Il vaccino per il veleno del serpente viene estratto da quello stesso veleno, pari pari quello della crisi può essere estratto dall’economia che l’ha generata.
I fatti stanno  pressappoco così:
L’economia dei consumi succede per trasmutazione all'Economia della Produzione quando l’offerta supera la domanda.
Quando insomma si vincola la crescita all’indifferibile esercizio del consumo si chiude un’epoca, si apre al nuovo: in tre tempi e un eppoi.
 
Primo tempo.
È il tempo della reflazione, del mercato sotto tutela.
All’uopo vengono attrezzate Agenzie, la Pubblicità, il Marketing per dare sostegno alla domanda; moda, vetrine scintillanti  e altro ancora daranno sprone agli acquisti.
Quando poi “tutto quel che serve per vivere” diviene merce, si da’ corso ad un aumento esponenziale dei consumi. La vita si acquista, quell’acquisto genera ricchezza; più spesa più ricchezza ed un resto: l’affrancamento dal bisogno.
Il meccanismo economico, incorporando la funzione Consumazione, potenzia  la capacità produttiva del sistema; non verrà fatto altrettanto con le risorse di reddito necessarie ad esercitare quella funzione.
 
Secondo tempo.
Si aggiusta il tiro e accanto a quelle agenzie che sollecitano la domanda, spuntano come funghi quelle del Credito che devono surrogare il reddito, reflazionare l’economia. Con un offerta di denaro irrinunciabile ad acquirenti impenitenti viene generata ricchezza con il debito.
Un ossimoro che prima illude il benessere, poi farà saltare i conti.
I nodi vengono al pettine: l'offerta in eccesso dipenderà ancor più da una domanda di colpo renitente, la produzione dal consumo, il Produttore  dal Consumatore.
 
Terzo tempo.
La domanda comanda, i rapporti di forza tra gli operatori economici si rovesciano. Il mercato dovrà trovare un nuovo equilibrio, costruire regole nuove;  ridefinire i ruoli degli attori del mercato, i compensi di ruolo, le gerarchie di ruolo, gli oneri e gli onori; pure revocare quelle tutele al mercato che non fa il prezzo di questi squilibri. 
Giustappunto quando quella funzione della consumazione, la domanda, si mostra unico bene scarso sul mercato potrà trovare ristoro, quel valore remunero, ancor più quando si intravvede il maggior valore generato dall’esercizio del consumare rispetto a quello del produrre.
Una nuova allocazione del reddito dovrà retribuire quell’esercizio per riattivare il meccanismo dello scambio, dare sostegno alla crescita e ricostruire nuova ricchezza.
 
Eppoi…
Eppoi, governo di quella domanda che perseguendo il tornaconto individuale genera crescita  prospera per tutti.
Domanda che contratta la quantità e qualità del prodotto: merci non sprecone di risorse naturali, pure ipo-energivore ed eco-compatibili che riducono costi e prezzi.
Domanda che fornisce misura all’azione per l’oggi, domani e dopodomani alfin di poter continuare ad intascare il dividendo di competenza.
Domanda  competente, appunto, che migliora la capacità di spesa, la redditività del reddito; fornisce credito al ruolo e dignità  all’atto.
Giustappunto una gagliarda competizione imbastita con l’offerta dentro il libero mercato liberato, genera tornaconto e disciplina; vantaggi singolari e plurali, particolari e generali.
Già, può accadere fin questo dentro i territori dell’economia dove  pure etica e responsabilità non trovano albergo.
 
Mauro Artibani
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Feb 06

Herbalife è una multinazionale con 25 anni di esperienza diffusa oggi in 60 paesi del mondo con prodotti regolarmente approvati.
- Tutti i prodotti sono a base naturale, vero e proprio "cibo".
- 45.000.000 di clienti soddisfatti della dieta in tutto il mondo.
- Herbalife ha finanziato il primo laboratorio al mondo di Nutrizione Cellulare e Molecolare all'interno dell'Università UCLA di Los Angeles, diretto dal Prof. David Heber, nutrizionista di fama mondiale, Direttore del nostro staff medico-scientifico. Heber è l'ideatore di ShapeWorks, la nuova linea nutrizionale basata sulla personalizzazione dell'apporto di proteine di soia.
- All'interno del suo comitato medico scientifico illustri personalità come il Premio Nobel per la Medicina 1998 Dr. Louis J. Ignarro, famoso per i suoi studi sulla cardiovascolarità. Ignarro ha già firmato prodotti rivoluzionari di prevenzione e benessere in esclusiva per Herbalife, come il Prelox Blue ed il NiteWorks [...]

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ott 26

L’impatto sociale di quel che fanno risulta arcinoto, del loro fare economico meno, eppure sono l’oggi ed il futuro; hanno idee, vigore e salute; sono istruiti, flessibili, prolifici; hanno disposizione all’acquisto  che poi consumano dando sprone al produrre che sprona l’occupazione; pagano le tasse, contribuiscono a pagare le pensioni; governeranno il domani.
Risorse a iosa, insomma, buone per migliorare la produttività del sistema economico. Risorse appannaggio di queste generazioni, quelle che… massì gli 81.000.000 di giovani disoccupati nel mondo, il 10% in Eu il 18% negli Usa. Poi ci sono quelli inoccupati, quei 2.000.000 di Neet* censiti in Italia; ed ancora quelli sottoccupati, quelli precari e quelli sotto remunerati.
Risorse, quelle, non utilizzate, sottratte allo sviluppo che diventano zavorra, costo!
Già, per loro salari e stipendi insufficienti oggi, le pensioni domani; mancando pure di “affidabilità creditizia” non confezionano quella domanda che sprona la crescita. Mal impiegati, viene sperperato il loro capitale umano; esclusi, disperso  capitale sociale. Questo loro disagio genera allarme sociale. Aumenta con loro il debito privato, si riduce il prelievo fiscale, aumenta il debito pubblico, aumenta  pure la domanda di assistenza, sussidi e tutele.
Vivono  tutto questo dentro un mondo reflazionato in tutte le salse che se  ha sostenuto la domanda, non ha trasferito effetti positivi sull’offerta di lavoro, ancor meno sui redditi di quel  lavoro.
Quando quel mondo annaspa le diseconomie si rendono evidenti, i nodi vengono al pettine.
Capitani di ventura randagi, tutt’intenti a vincere la battaglia della competizione d’azienda, fanno la gestione separata dei fattori della produzione, confliggente con quella del consumo, mandando in mille pezzi la produttività dell’intero sistema.
Annichilite le risorse, i nostri  patiscono il futuro, l’economia il presente; senza reddito smettono di  tirare la volata ai consumi né, consumando, spingono le imprese a riprodurre alterando la continuità del ciclo.  
Tenuti fuori dal meccanismo economico-produttivo, questo il minimo che potesse capitare: remissione per tutti!
 
*NEETacronimo inglese di "Not in Education, Employment or Training"
 
Mauro Artibani
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ott 18

Il 12 ottobre, un giorno qualsiasi, a quattro anni dallo scoppio della crisi economica globale, prendo al volo dalla rete un resoconto e due proclami istituzionali e ve li mostro.
Nelle minute dell'ultima riunione del 20-21 settembre della Fed, Ben Bernanke e soci scrivono:
"I partecipanti alla riunione vedono una considerevole incertezza in vista di una graduale ripresa della crescita economica".
Dunque  non solo graduale ma pure considerevolmente incerta la crescita. Dopo che quei tizi hanno tentato di mettere pezze a più non posso, non è un bel sentire.
Niente paura: la Commissione europea presenta la road map per uscire dalla crisi finanziaria, restaurare la fiducia nell'area euro e nell'Europa nel suo complesso.
“La road map – dice il presidente della Commissione Ue, Jose' Manuel Barroso – è la risposta per una svolta”.
Poi chiosa: ''La fiducia puo' essere ristabilita solo attraverso una immediata implementazione di tutte le misure di cui c'è bisogno per risolvere la crisi''.
Non pago richiosa: ''Soltanto in questo modo saremo capaci di convincere i cittadini europei, i nostri partner e i mercati che abbiamo le soluzioni alle sfide che l'economia sta affrontando''.
Ma porc..convincere i cittadini che  la soluzione passi per l’implemento delle misure di cui c’è bisogno?
Ms. Barroso la prego, ha dimenticato di dire quali siano quelle di cui c’è bisogno?
E ancora: Juncker, presidente dell’eurogruppo, annuncia 10 proposte per scacciare la crisi. Ullallà!
al punto 6: "Un programma di crescita economica per i paesi più in difficoltà".
UN programma insomma, non IL programma delle cose da farsi, per la crescita economica. A quattro anni di distanza qualcosa, non meglio specificato, viene auspicato, non fatto!
Brrrrrr.
 
Che Lor Signori non sappiano che pesci pigliare?
Io, Professional consumer un’idea l’avrei: Che ne direste di farvi promotori e gestori di una ricapitalizzazione dell’azienda “Consumatori spa”, una multinazionale che, quando ha la capacità di spesa la spende per smaltire quell’invenduto che fa riprodurre, che fa lavorare, che genera occupazione, poi reddito, insomma, che fa crescere almeno di 2/3 del Pil ?
Un bell’aumento di capitale al quale dovranno essere sollecitati ad aderire quelli che hanno riserve di reddito non investite né spese; quelle insomma sottratte alla crescita.
Vi sia buona consigliera la notte.
 
Mauro Artibani
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ott 12

Le Imprese producono troppo, retribuiscono poco, impallano il mercato svalutando il valore delle merci che hanno prodotto; bruciano ricchezza, bloccano la crescita. Sottraggono a quella crescita riserve di capitale che non vengono investite.
I Consumatori hanno acquistato tutto,  hanno poi smaltito fino ad inquinare pur di far crescere l’economia, ora affogano in un mare di debito.
Ci sono ancora quelli del credito, screditati, che non fanno più credito.
In ultimo gli Stati, anch’essi indebitati, che debbono risanare i conti e mancano di spendere per la crescita.
Insomma, il meccanismo dello scambio risulta bloccato: non si vende, né si acquista.
In un mercato di tal fatta  si mostra come i Produttori abbiano bisogno di acquistare quella domanda che smaltisce l’offerta.
Questo il fatto nuovo, questo quello che la crisi dice, proprio mentre l’economia di mercato rischia il default.
Per ripristinare l’equilibrio agli Imprenditori, azionisti di riferimento della società “libero mercato s.p.a.” , tocca insomma ricapitalizzare i  soci Consumatori.
Massì, un bel aumento di capitale che doti gli associati di adeguata capacità di spesa mettendo sul piatto i profitti d’impresa, quelli tenuti in cassa e non spesi per gli investimenti produttivi.
Per quegli Imprenditori che aderiscono, un investimento: abbassando il prezzo delle merci, per smaltire il prodotto, viene rifocillato quel potere d’acquisto che smaltisce.
Così investiti quei profitti consentiranno di poter nuovamente produrre, riprendere a crescere e tornare a fare  utili.
Per questa via si va oltre la crisi; percorrendola fino in fondo si risanano le casse pubbliche.
Approfittando del profitto si può fare centro, altro che sterilizzarlo dentro prelievi patrimoniali!  
 
Mauro Artibani
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ott 04

La crisi che dal 2007 impazza per il mondo mostra come la gestione efficiente dei soli fattori capitale/lavoro, risulti insufficiente a governare l’efficienza dell’intero sistema produttivo.
Dentro un sistema economico, circolare e continuo, il rapporto che allinea produzione e consumo rende necessario istituire sinergie di processo tra gli operatori operanti, per tenere fluido il meccanismo dello scambio domanda/offerta e rimuovere le aporie che si generano nelle fasi negative del ciclo produttivo.
Fin quando l’automazione dei processi e l’innovazione tecnologica hanno espanso la capacità produttiva delle imprese, riducendo nel contempo l’impiego di lavoro, quei gestori dei fattori della produzione passavano all’incasso: efficaci gli input, buono l’output.  
Quando quella sovraccapacità genera un eccesso di offerta non smaltito dall’insufficienza del reddito – risultato della riduzione del costo del lavoro, della contrazione dell’offerta di lavoro, della precarietà di quel lavoro – la produttività di quel produrre collassa.
Fin quando il credito ha rifocillato l’insufficienza di quei redditi, consentendo ai Consumatori di smaltire l’offerta, si è confezionata la crescita, si è generata ricchezza: efficace l’input, buono l’output.
Quando il debito supera il livello di guardia ed il credito si mostra inattingibile si contrae la domanda, l’offerta torna invenduta; si svaluta il valore di quei beni, si riduce la crescita, viene bruciata ricchezza. Gli output: dalle stelle alle stalle.
Quando, insomma, risulta alterato proprio quel rapporto tra la quantità dei fattori impiegati e le quantità di prodotto ottenuto e consumato, la necessità di un coordinamento nella gestione dei fattori di produzione e consumo torna a farsi prepotente.
I gestori della produzione e quelli del consumo hanno la necessità di calibrare nuove azioni operative sul mercato; mettere a regime le risorse di ruolo, comporre sinergie per recuperare l’empasse.
Ai Produttori tocca raddrizzare i modi del loro fare.
Rendere efficiente l’impiego delle riserve di capitale*: se si teme di investire per produrre invenduto sottraendo denaro alla crescita, si investa per vendere l’eccesso già prodotto; riducendo il prezzo di quelle merci torneranno sufficienti redditi insufficienti, troverà ristoro il potere d’acquisto, mitigato il debito.
Si potrà consumare, si potrà tornare a produrre, a lavorare, a crescere, a guadagnare.
Eggià, smaltire l’invenduto restituisce scarsità alle merci, ripristinandone il valore; l’impresa riacchiappa scampoli di capacità competitiva.
Anche ridurre l’impiego di quegli strumenti di reflazione, ormai inefficaci nel sostenere la domanda per contenere i costi, è utile; migliora gli utili.
Ai Consumatori tocca produrre domanda, la risorsa più appetibile sul mercato, altro che acquistare quel che si trova.
Buona per sottoporre a controllo qualità e quantità dell’offerta, migliorare la redditività del reddito disponibile; rendere ineffettuale pubblicità e marketing nel confezionare il prodotto, come pure  il ricorso al credito: si accorciano ipertrofiche filiere produttive, si contengono costi e prezzi.
Prodotti domandati, eco-compatibili,  limitano l’impiego delle risorse naturali, contraggono i volumi di smaltimento, contengono i costi per i Produttori e il prezzo per i Consumatori; migliora pure la produttività sociale del mercato, magari solo un pizzico.
Il riequilibrio, poi, della propensione al consumo tra chi ha più e spende meno di chi ha meno e spende di più,elimina ristagni di reddito, rimette in circolo denaro, dispone una maggiore capacità di spesa di chi sovracquista per aggredire l’eccesso di offerta. Tornato l’acquisto si riproduce, aumentano gli utili di impresa, viene fornita spinta allo sviluppo economico.
Tal riequilibrio, non una imposta patrimoniale cheppur non rimette il debito, deve disporreuna diversa allocazione delle risorse economiche tra gli stessi operatori del consumo.
Riequilibrare proprio la capacità di spesa riattiva il circuito della crescita; quella crescita che  sostiene le entrate fiscali che risanano quel debito: due piccioni con una fava!
 
* Le aziende americane continuano ad accumulare liquidita'. Nel secondo trimestre le loro riserve sono salite del 4,5% a 2.047 miliardi di dollari. Si tratta del livello maggiore dal 1945. Lo riporta la Fed. (ANSA 16/09/11)
 
Mauro Artibani
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set 28


Ehilà, buon giorno, come va?
Tu, che ti trovi ad ascoltare più rock in cuffia che in concerti live e voi, “gole secche”, a bere meno drink  più minerale, magari rinunciando al pub, per più uggiosi “giri di peppe”.
Anche tu che cerchi lavoro e non riesci a scovarlo e quello che scorgi è un lavoretto; costretto in abiti già usati, non  quelli alla moda che passa di moda.
Pure voi che avreste voglia di…. ma….; che per spostarvi  da qui a là siete costretti a farlo sulle gambe invece che sulle vostre moto.
Non molto bene vedo.
Essì mio caro, quando  ci si trova senza il becco d’un quattrino  non  resta  che studiare, magari guardare la televisione, chessò  leggere un libro.
Quando  tutto questo si mostra, quando tutto questo accade, bè: questa è la crisi economica bellezza e tu non ci puoi fare niente.
Già, la crisi, quell’accidente che mostra risolutamente come manchino i redditi sufficienti perdare corso agli acquisti. Quegli acquisti che – sì – divertono, soddisfano, intrigano ma che  danno sostegno pure alla Domanda che smaltisce l’Offerta, che produce ricchezza, che fa crescere l’economia
Ecchì lo dice?
Lo dice il Pil!
Quel PIL che, per quanto abbia perso l’appeal dei giorni migliori, funziona ancora come indicatore della ricchezza prodotta.
Bè, quel PIL dice che nei paesi sviluppati, proprio quella ricchezza viene generata per i 2/3 dagli acquisti, dal consumo. Insomma da noi tutti.
Et voilà il paradosso: siamo forti, indiscutibilmente potenti, vieppiù immiseriti.
Ricchi di tutto, a debito però.
Condannati  insomma a sostenere  quel Pil, ci tocca consumare altrimenti si scende ancor più giù.
Ricominciamo daccapo.
Dobbiamo consumare, oltre che per il nostro conforto, per far crescere l’economia: una bella responsabilità.
 Non abbiamo i denari sufficienti per farlo; non ci sono altri che possano farlo in vece nostra: la crisi sta tutta qui.
Cosa fare giovanil virgulti?
A)  Far finta di niente
B)  Accettare una vita low-cost
C)  Fare la nostra parte
E’ in gioco l’oggi e forse il domani di tutti.
Occhio, c’è molto da fare, si può fare molto perché:
·         Noi affrancati dal bisogno, i Produttori zeppi di merci invendute.
·         Hanno più bisogno i Produttori di vendere che noi di acquistare.
·         Si mostra più valore economico nell’esercizio del consumare che in quello del produrre.
Si può, si deve, mettere a profitto questa forza!
Sono anni che ci rifletto, che lo scrivo, che lo dico nei post: date un’occhiata.
 
Mauro Artibani
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set 20

Strilli, urla; sguardi torvi e parolacce: recessione?
Quando i Consumatori mancano dei redditi in grado di sostenere la domanda.
Quando i Produttori, accortisi del fatto, non investono per produrre.
Quando quelli del credito hanno denari opachi che i Consumatori, già indebitati, non vogliono e i Produttori non chiedono.
Quando gli Stati sovrani, che mancano il controllo del bilancio, non hanno il becco d’un quattrino per spingere la politica economica.
Quando, insomma, tutto questo avviene, viene a mancare quel prestatore di ultima istanza in grado di dar sostegno alla crescita.
La recessione: il minimo che possa capitare!
Eppure vi è stato chi, approfittando a piene mani di tecniche e politiche reflattive di ogni sorta messe in campo per dare sostegno alla domanda, è riuscito a smaltire il surplus di offerta senza ridurre il prezzo delle merci facendo lauti profitti. Quegli stessi che hanno pure ridotto il remunero del lavoro, accreditando il debito per sostenere i redditi che acquistano…. tanto paga Pantalone, aggiungendo profitto a profitto.
Si scorge il finanziatore di ultima istanza?
Già,  proprio tutti quelli renitenti ad investire.
Quelli che: ma, se investo per produrre, chi acquisterà il prodotto?
Toh, proprio i Produttori, quelli che per produrre hanno bisogno di vendere più di quanto abbiano i Consumatori di acquistare.
Bando alle ciance allora: se non investono i loro profitti per produrre li investano, sì li investano, per smaltire il prodotto, che so… abbassando il costo delle merci offerte al mercato.
I Consumatori vedendo aumentare il potere d’acquisto, acquisteranno. Si potrà così tornare a produrre,  a lavorare, a guadagnare , a crescere per poi ridurre il debito senza fare debito: bella no?
 
Mauro Artibani
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set 20

Ai Professional Consumer pare di scorgere dentro questa crisi come abbiano più bisogno i Produttori di vendere che i Consumatori di acquistare.
Agli altri può sembrare un patatrac, eppure questo chiaro che invece si scorge dentro il buio della crisi illumina!
Difficile a credersi quando per molti, troppi anni, in un mercato del lavoro sovraffollato che ha ridotto  stipendi e salari, quelli del credito, surrogando con il debito quei redditi insufficienti, hanno fornito potere d’acquisto affinché si potesse produrre evendere più di quanto si potesse acquistare.
Ora che il credito si è fatto inattingibile ed il debito ha superato i livello di guardia la domanda ristagna. Così quel bisogno dei Produttori si mostra.
Per i Consumatori, l’occasione di andare al mercato a fare offerta della merce più appetibile: la capacità di acquisto. Quella domanda, necessaria per smaltire l’eccesso che ingolfa il mercato, venduta per rifocillare il reddito.
Già, guadagnare quei denari che consentono di poter tornare a recitare quell’esercizio della spesa che da solo fa i 2/3 del Pil. Si, insomma, la crescita!
Un modo del tutto “originale”, questo, per riallocare le risorse economiche che sono nelle tasche dei Signori che producono perché possa essere retribuito quel maggior valore presente  nell’esercizio del consumare rispetto a quello del produrre. 
Valore che venduto produrrà ricchezza. Ricchezza che distribuita arricchirà tutti, viepiù senza fare debito.
 
Mauro Artibani
Per approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATORE
Paoletti D’Isidori Capponi Editori
Marzo 2009
 
www.professionalconsumer.splinder.com
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set 06

Agricoltori, industriali, artigiani, commercianti, con la sovraccapacità produttiva che si ritrovano e la renitenza a retribuire adeguatamente il lavoro, di  chi lavora per loro, non fanno al meglio il loro fare.
Proprio chi produce e Commercia merci standardizzate, quelle soggette a rapida obsolescenza tecnologica, a rapido degrado fisico/chimico, a ridotto ciclo vitale, ad accelerata sostituzione,stanno lì gonfi di offerta inacquistata che perde valore e brucia ricchezza. Sta qui la crisi.
Già, finchè i Consumatori, con il debito, hanno messo una pezza ai redditi insufficienti pur di acquistare tutto si è vista la crescita. Ora non più.
Il meccanismo dello scambio domanda/offerta risulta impallato: si vende e si acquista in maniera insufficiente a sostenere quella crescita.
E qui viene il bello: quelli della sovraccapacità hanno, insomma, bisogno di vendere; quelli che hanno acquistato tutto hanno da vendere la capacità di acquisto per racimolare denaro e poter magari tornare ad acquistare ancora tutto.
Già,  proprio in questo trambusto si intravvede la soluzione: per Lor Signori acquistare la domanda. Beh, si, investire i profitti messi in cascina per dotare i Consumatori di idonea capacità di spesa nei confronti delle loro merci; così venderle e rifare profitto.
Eggià, se alcuno si azzarda ad investire per produrre, si investa almeno per smaltire il già prodotto per poi riprodurre.
Giustappunto  una diversa allocazione delle risorse di reddito, tra i soggetti economici impiegati nel ciclo produttivo, si mostra indifferibile per restituire equilibrio al mercato ed uscire dalla crisi.
Eggià,  crescita senza dover fare altro debito, peraltro inattingibile: una cuccagna!
Mauro Artibani
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Tag: lavoro, consumatori, reddito, crescita

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ago 31

Massì, ad agosto,  per chi si attarda sotto l’ombrellone, cosa c’è di meglio che giocare con la crisi?
Un giochino facile facile:
Può governare il meccanismo economico chi per mestiere produce beni, che con la sovraccapacità che si ritrova ne produce troppi; che retribuisce poco chi lavora – quegli stessi che dovrebbero acquistarli – che così facendo viene svalutato il valore di quei beni bruciando ricchezza?
Che per uscire dal guado ha dovuto cedere pezzi di sovranità a chi ha fornito credito per sostenere quei redditi insufficienti che smaltiscono l’eccesso e tenere in piedi la baracca?
 
Possono governare il meccanismo economico quei nuovi governatori che, oliando con il credito il meccanismo dello scambio offerta/domanda, hanno reso possibile generare ricchezza con il debito e che a fronte di cotanto fare hanno meritato bonus? Ecchè bonus!
Quegli stessi che hanno giocato a rimpiattino, nascondendo il debito in ogni dove, fino a quando ha fatto sboom infettando il mondo?
 
Possono governare il meccanismo economico quelli che, disponendo delle risorse finanziarie adeguate, acquistano pure l’eccesso restituendo valore alle merci; consumandole ne consentono la riproduzione fornendo continuità al ciclo e sostanza alla crescita?
 
Tre domande, una la risposta giusta: orsù non è difficile!
 
Altro giro, altro quiz: chi possiede quelle risorse finanziarie da distribuire a chi non ne dispone?
 
Ad occhio e croce proprio quelle aziende che hanno retribuito poco e con la risorsa del credito hanno pure venduto l’eccesso, senza ridurre il prezzo delle merci, facendo lauti profitti.
Tra queste, secondo Standard & Poor's,  solo le prime 500 aziende americane per capitalizzazione avevano liquidità per 963 miliardi di dollari alla fine del primo trimestre, in progresso rispetto agli 837 mld di un anno fa.
 
Quelli del credito che, avendo in pancia 6.300 mld di $  di titoli finanziari più o meno “tossici”, non fanno più credito.
 
Le finanze pubbliche di quegli stati che per salvare quelli del credito sono oramai al collasso.
 
Facile no?
 
Già, ma quante risorse finanziarie occorrono?
Quelle necessarie per acquistare tutto quello che sta oltre il bisogno e le emozioni che lo “stile di vita” confeziona e che il reddito disponibile manca di poter acquistare. Quelle insomma che necessitano per acquistare  l’invenduto.
Già, proprio quell’invenduto che svalutato brucia ricchezza bruciando pure i profitti di quelle aziende.
Facile no?
 
Mauro Artibani
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Tag: crisi, domanda, economia

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ago 17

Nell’incontro tra Governo e “parti sociali” per scacciare la crisi si recita a soggetto.
Personaggi ed interpreti:
Il Governo, quello governato dai diktat europei per governare il debito e la crescita.
La Confindustria, quelli che mal governano i fattori della produzione; che producono troppo, retribuiscono poco.
I Sindacati, quelli che rappresentano chi lavora per produrre e che non riceve redditi sufficienti per acquistare quanto prodotto.
Le Associazioni bancarie, quelle che hanno messo il credito per surrogare quei redditi insufficienti e fare il debito fino allo sboom e che non hanno più credito per fare altro debito.
Già, tutti insieme appassionatamente. Proprio quelli che non hanno governato la crescita, dicono il già detto, rivendicano ragioni, distribuiscono torti.
Ma porcoggiuda! Ci sono tutti su quel palcoscenico tranne i Consumatori e le loro ragioni.
Si, i Consumatori, proprio quelli che per statuto di ruolo occupano il centro della scena economica; quelli che acquistano trasformando il valore delle merci in ricchezza, che consumando l’acquistato forniscono l’input per far nuovamente produrre dando continuità al ciclo e sostanza alla crescita.
Già, proprio quelli che, disponendo di reddito adeguato, garantiscono i 2/3 di quella crescita e, quando inadeguato, confezionano la decrescita: si svaluta il valore delle merci, si brucia ricchezza, si riduce l’occupazione, pure il prelievo fiscale, aumenta il debito. Si riduce insomma la produttività del sistema economico.
Già quella produttività che si declama sulla bocca di tutti; pure dei Professional Consumer inascoltati.
Danno loro un consiglio a Lor Signori: se, perché non si vende, si teme di investire nella nuova produzione i lauti profitti sottraendoli alla crescita, li si investa per smaltire quanto prodotto.
Date da spendere a chi acquista, acquisteranno tutto; occorrerà nuovamente produrre.
La produttività delle imprese andrà alle stelle, ci sarà nuova occupazione, nuovi redditi, nuova crescita, un maggiore prelievo fiscale; si ridurrà il debito.
 
Mauro Artibani
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Tag: consumatori, debito, crescita

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ago 13

Con la crisi ci risiamo.
Si, siamo punto e daccapo: le politiche monetarie, quelle fiscali, nonché quelle keynesiane, hanno fatto flop.
Fare opera di reflazione non è servito a sostenere gli acquisti: il meccanismo dello scambio domanda/offerta sta lì ancora inceppato, l’equilibrio del mercato alterato; quelle politiche non più spendibili da stati indebitati.
Vestali dell’efficienza, coriacei della concorrenza, integralisti del laissez faire, dove eravate ieri ed oggi dove siete?
Ortodossi della prima ora, dove sta quel mercato che a tutto rimedia?
Perché quella domanda di acquisto, unico bene scarso sul mercato, non trova acquirenti.
Perchè la sola merce di valore, ecchè valore, in barba a tutti gli altri beni offerti in eccesso non fa prezzo?
Eppure vagoni di profitto, buoni  da investire per ri-produrre, non investiti perché privi di quella domanda che possa smaltire il prodotto, giacciono inerti nelle casse aziendali, sottratti alla crescita.
Cortesi mercatisti, il tempo stringe. Occorre sollecitare i detentori di quel tesoretto ad investire i loro guadagni nell’acquisto proprio di quella maledetta domanda per poter poi vendere l’offerta e così nuovamente produrre.
Un modo questo per rinverdire l’efficienza del mercato, sbloccare quello stramaledetto meccanismo dello scambio e riprendere a crescere.
In fretta però!
 
Mauro Artibani
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ago 09


Con la crisi ci risiamo.
Si, siamo punto e daccapo: le politiche monetarie, quelle fiscali, nonché quelle keynesiane, hanno fatto flop.
Fare opera di reflazione non è servito a sostenere gli acquisti: il meccanismo dello scambio domanda/offerta sta lì ancora inceppato, l’equilibrio del mercato alterato; quelle politiche non più spendibili da stati indebitati.
Vestali dell’efficienza, coriacei della concorrenza, integralisti del laissez faire, dove eravate ieri ed oggi dove siete?
Ortodossi della prima ora, dove sta quel mercato che a tutto rimedia?
Perché quella domanda di acquisto, unico bene scarso sul mercato, non trova acquirenti.
Perchè la sola merce di valore, ecchè valore, in barba a tutti gli altri beni offerti in eccesso non fa prezzo?
Eppure vagoni di profitto, buoni  da investire per ri-produrre, non investiti perché privi di quella domanda che possa smaltire il prodotto, giacciono inerti nelle casse aziendali, sottratti alla crescita.
Cortesi mercatisti, il tempo stringe. Occorre sollecitare i detentori di quel tesoretto ad investire i loro guadagni nell’acquisto proprio di quella maledetta domanda per poter poi vendere l’offerta e così nuovamente produrre.
Un modo questo per rinverdire l’efficienza del mercato, sbloccare quello stramaledetto meccanismo dello scambio e riprendere a crescere.
In fretta però!
 
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Tag: mercato, valore, domanda offerta

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ago 03

Quando arriva il tempo in cui l’offerta supera la domanda, al mercato cambiano la regole del gioco. Quel consumare, ormai satollo, perde lo statuto di variabile indipendente, viene cooptato nel processo produttivo, dovrà darsi da fare, ricominciare daccapo.
Eggià, la crescita economica rende indifferibile l’acquisto,obbligato l’esercizio di consumazione.
I Consumatori devono riorganizzare la propria azione; la Famiglia, il proprio statuto per farsi Impresa.
Il meccanismo produttivo ospita questi nuovi addetti e, da lineare aperto, si fa circolare e continuo.
Impresa costituita da addetti che abitano sotto lo stesso tetto. I familiari adulti concorrono con il lavoro a generare reddito, tutti agendo sulla domanda lo spendono; chi lavora produce  merci e servizi, tutti impiegano il tempo libero per acquistare quanto prodotto.
Impresa che acquista quel tutto trasformando il prodotto in ricchezza. Non paga,da’ corso alla consumazione della spesa, magari facendo ingrassare, vestire alla moda che passa di moda gli addetti, epperchennò sprecando pur di far nuovamente produrre, dare continuità al ciclo produttivo e sostegno alla crescita economica.
Investe nella prole per garantire la riproducibilità tecnica dell’impresa: più bocche da sfamare aumentano la quantità della domanda; l’ istruisce, la cura, l’assiste, l’attrezza di capitale umano per migliorare la qualità di quella domanda; con la paghetta attrezza la loro capacità di spesa e ne retribuisce l’esercizio.
Flessibile quanto basta per stare sul mercato: quando il costo d’esercizio degli addetti riduce il potere d’acquisto viene ridotta la dimensione aziendale; la contraccezione contrae le nascite riducendo la domanda.
Alta la produttività d’esercizio: genera i 2/3 del Pil. Bassa la redditività: redditi insufficienti, risparmi allo stremo, debito fuori controllo per tenere il potere d’acquisto e fornire input all’intera filiera produttiva.
Ligia al dovere fiscale, sui redditi da lavoro paga fino all’ultimo cent; non paga, accetta di vedere tassato, ancorchè non retribuito, l’esercizio di ruolo con l’Iva sugli acquisti, la Tarsu sul consumato.
Encomiabile nell’impiego delle risorse aziendali utilizzate sul mercato per gestire la domanda:
Il Tempo libero, quello fatto a pezzi, impiegato per acquistare il prodotto, per smaltire il prodotto, trattenuto dai “suggerimenti pubblicitari”; quel che resta per riposare per poi ricominciare.
L’Ottimismo, lo stesso di chi sbircia di sera il rosso del cielo per sperare buon tempo, che ristora la sete in bicchieri mezzi pieni, quello che acquista senza se, senza ma.
L’Attenzione, quella necessaria a dipanare le merci, l’informazione sulle merci e smerciare le merci.
Il Denaro, quello impiegato per acquistare ben oltre il bisogno, oltre la capacità di spesa.
Risorse queste spese, pur esse non retribuite.
Nel sistema circolare della produzione, insomma, tal valore impiegato nell’esercizio del consumarenon trova adeguato remunero; ancor meno quando la condizione precaria del lavoro riduce ancor più i margini di redditività del reddito disponibile, proprio mentre balzi di produttività  aumentano quell’offerta di prodotto che necessita di maggiori volumi di domanda.
In sede di bilancio si rischia il crac: i flussi di cassa risultano insufficienti a smaltire l’offerta del mercato, viene alterata la produttività dell’intera filiera di sistema. Si mostra così l’inefficace allocazione delle risorse nel meccanismo economico.
Eggià, non basta per uscire dal guado alzare il tetto al debito.
 
Mauro Artibani
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Tag: famiglia, consumatori, domanda

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lug 26

Coma fare per evitare il default ed il collasso finanziario di lunedì prossimo?
Facile: alzare il tetto al debito!
Questa la formula: far sì che si possano indebitare oltre i 14.300 mld di $.
Quisquilie dicono i più: ce la faranno!
C’è un’altra quisquilia che incombe: come riportare il debito sotto controllo riducendo il deficit?
Nella politica Usa due posizioni antinomiche si scontrano: aumentare le tasse/diminuire le spese.
I Democratici vanno a braccetto con la prima, i Repubblicani con la seconda.
Quei braccetti si incrociano, ne esce un braccio di ferro che tiene sospeso il mondo.
Oltre la questione ideologica che sembra sostenere le posizioni c’è dell’altro, diamo un’occhiata: diminuire la spesa pubblica per tagliare le tasse, dicono i Rep, aumenta la disponibilità di liquido monetario per gli investimenti produttivi; aumentare le tasse, ribattono i Dem, per tenere la spesa pubblica non aumenta il carico per la spesa privata già oggi in sofferenza.
Chi ha ragione?
Io, Professional Consumer, sto con i Democratici.
Essipperchè, nell’Economia dei Consumi, dentro il sistema circolare della produzione, se riduco la spesa pubblica riduco parte del Pil. Pil già ampiamente ridotto dal diminuito potere d’acquisto degli spenditori privati.
Con tali condizioni, seppur gonfi di liquidità, chi vorrà investire per produrre?
I sottoscritti non sembrano intenzionati a farlo: “la Apple ha in cassa nientemeno che 76,2 miliardi di dollari.
Liquidità parcheggiata, che nell'ultimo trimestre è aumentata del 16% rispetto a fine marzo. Una cifra colossale, che corrisponde a più del prodotto interno lordo di 126 nazioni tra cui Ecuador, Bulgaria, Sri Lanka e Costa Rica.
Microsoft  ha portato la sua liquidità a 60,9 miliardi di dollari, che comprendono quote azionarie. Google dispone di 39,1 mld di dollari e Cisco Systems di 43,4 miliardi. Molti gruppi hanno accumulato una fortuna a causa dell'incertezza economica degli ultimi anni. Secondo Standard & Poor's, le prime 500 aziende americane per capitalizzazione avevano liquidità per 963 miliardi di dollari alla fine del primo trimestre, in progresso rispetto agli 837 mld di un anno fa”.
Et voilà questi i denari di quei renitenti ad investire, denari sottratti alla crescita, denari buoni invece per far acquistare chi non può e far crescere il Pil.
 
 
Mauro Artibani
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lug 20

Nella commedia della crisi si recita a soggetto.
Personaggi ed interpreti: Produttori e Consumatori.
I primi soffrono di un eccesso di capacità produttiva, al mercato portano beni in eccesso; non paghi, retribuiscono il lavoro che produce con un reddito insufficiente a smaltire il prodotto. Viene così svalutato il valore delle loro merci.
Con questi Tizi, ed i loro vizi, si brucia ricchezza non si incontra la crescita.
I secondi acquistano, ben oltre il bisogno, magari a debito, trasformando quelle merci in ricchezza; consumando l’acquistato forniscono l’input per nuovamente produrre.
Con le virtù di questi Cai viene fornita continuità al ciclo economico, sostegno alla crescita.
Quando però il credito, che rifocilla quei redditi insufficienti, si mostra inattingibile siamo alla crisi.
A fronte di tutto questo ora tutti, ma proprio tutti, invocano la crescita.
Beh, a conti fatti, visto che sembra esserci ficcato più valore nell’esercizio del consumare che in quello del produrre, si rende necessario estrarre questo valore.
Per farlo si potrebbe trasfondere liquido monetario, prelevato da Tizio, nell’esercizio svolto da Caio ed ops i secondi  potranno tornare ad esercitare le loro virtù; i primi vendendo l’eccesso vedrebbero  mondati i vizi del loro fare.
Così la crescita potrebbe ripartire, appagando pure gli invocanti.

Mauro Artibani
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Tag: crisi, produttori, crescita

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lug 12


Con la crisi l’occasione si fa ghiotta, prendiamo in giro il meccanismo produttivo.
Pronti, via!
Chi ha denaro e vuole investirlo dovrà avere la ragionevole certezza che potrà ottenere utili da tale pratica.
Chi, pur ricevendo tal incentivo, produrrà merci e darà occupazione solo se avrà la possibilità di vendere il prodotto.
Chi lavorerà a quella produzione, lo farà a fronte di un compenso che remuneri adeguatamente l’esercizio.
Chi , al mercato, nonostante abbia fatto acquisti per soddisfare i bisogni e magari pure le passioni, finanche le emozioni, si troverà senza le risorse economiche adeguate per acquistare il resto che è stato prodotto,  impallerà il meccanismo, l’economia pure.
La merce resterà invenduta, si brucerà ricchezza. Chi ha investito disinvestirà, chi ha prodotto non riprodurrà, chi ha lavorato mancherà di lavorare.
Et voilà, la crisi mostra quanto valore vi sia nell’esercizio del consumare. Esercizio che per potersi esercitare dovrà trovare conveniente remunero per compensare quei redditi insufficienti, quelli erogati in un  mercato del lavoro sovraffollato e rifocillare quella capacità di spesa che smaltisce l’invenduto, che fa ri-produrre fino a rendere conveniente nuovamente investire.
Fornire, insomma, sostegno ed efficienza al meccanismo produttivo e garantire la crescita economica.
Si, reddito, non molto, quanto basta per acquistare quel resto che blocca il meccanismo dello scambio domanda/offerta e impalla il mercato.
 
Mauro Artibani
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