mag 28

Le borse si sono ficcate nella trappola del debito incomprimibile dal costo insostenibile. Stanno scontando quel che non pensavano di dover scontare: non è un bel vedere.Veniamo ai fatti: i redditi da lavoro erogati per produrre merci sono risultati insufficienti per acquistare quanto prodotto; questa la crisi. Due le opzioni per andare oltre.La prima, scelta da pochi, quella del mercato efficiente: deflazione, ovvero riduzione dei prezzi per aumentare il potere d'acquisto del reddito.La seconda, scelta dalle borse, quella del mercato sotto tutela: reflazione. Tutto a debito, quello fatto dai consumatori, ficcato dentro l'economia ha tentato di surrogare quell'insufficienza fino a far saltare i conti.per uscire dall’ empasse, si è ficcato dentro nuovo debito, quello pubblico, fragilissimo.Politiche keynesiane, quelle degli sgravi fiscali, ancor quelle di sostegno alla crescita hanno prosciugato le casse statali ma la recessione economica non recede. Recede però la capacità dell’impegno pubblico di dare sprone all’economia: deficit e debiti hanno il fiato grosso.Si paventano default che sollecitano tagli di spesa.Il welfare traballa: tagli ai costi delle casse di previdenza, ai costi della spesa sanitaria, a quelli dei servizi sociali; meno lavori pubblici, riduzione di stipendio ai pubblici dipendenti.D’acchito: pensioni e stipendi contratti, pezzi di sanità a pagamento, servizi assistenziali privati del sostegno pubblico.Ergo, aumenta la spesa privata, ancor meno reddito a disposizione: nuovo debito privato, minore capacità di sostenere la domanda;  riduzione della capacità contributiva e, mi sia consentita la ripetizione, debito pubblico incomprimibile, dal costo  insostenibile.Et voilà, le borse si svegliano dal torpore e vanno giù. Mauro ArtibaniPer approfondire il tema trattato: PROFESSIONE CONSUMATOREPaoletti D’Isidori Capponi EditoriMarzo 2009 www.professionalconsumer.splinder.comwww.professioneconsumatore.org       

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Tag: debito, reddito

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fonte: Professional Consumer » Vai al post originale





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